Castello di Meleto

Nulla potrebbe meglio illustrare lo stato di costante conflitto che esisteva nella Toscana centrale nel tardo Medio Evo e inizio del Rinascimento che un’occhiata al Castello del Meleto. Queste mura massicce, con le loro merlature, le torri angolari, testimoniano di uno stato di guerra virtualmente perenne, interrotto solo occasionalmente da brevi periodi di tregua. Ciò, fortunatamente, ebbe termine nel 16° secolo e il possesso della proprietà – più fortezza che residenza all’epoca – fu consolidato dai Ricasoli, la famiglia dominante di Gaiole per quasi un millennio. L’attuale proprietà è in certo modo un’anomalia nel Chianti Classico. Infatti nel 1968, un imprenditore di Milano, Gianni Mazzocchi, lanciò una pubblica sottoscrizione per acquistare il castello e la terra circostante, le vigne e gli uliveti, una serie di fattorie, e la vicina chiesa con convento di Santa Maria a Spaltenna.

La terra da sola era di circa 3500 acri totali, rendendo così Meleto una delle maggiori proprietà di Chianti Classico fra tutte, ma più di 1500 sottoscrittori si raccolsero e impegnarono all’acquisto e l’affare andò in porto. Meleto rimane ad oggi un’azienda davvero molto sostanziosa, e 450 acri a vigna ne fanno una delle case vinicole più vaste fra Firenze e Siena. La dimensione ha la sua comprensibile importanza, ma in anni recenti è stata promossa una iniziativa energica per migliorare la qualità, un impegno che ha visto prima la supervisione di Stefano Chioccioli e ora di Emiliano Falsini, unanimemente riconosciuti due fra i più capaci e preparati consulenti enologi della regione. Dopo un periodo in cui alle uve francesi era prestata una certa attenzione accanto al Sangiovese, in anni recenti l’accento si è spostato verso il Sangiovese, l’uva principale della Toscana, sulla quale la proprietà intende focalizzare i suoi sforzi. Due successi indiscutibili indicano che questa è la giusta via da seguire: il Chianti Classico Riserva Chianti Vigna Casi e il Castello di Meleto Chianti Classico Gran Selezione.