Carpineto

 

Giovanni Carlo Sacchet e Antonio Mario Zaccheo fondarono l’azienda, che è diventata una forza importante nel vino toscano, nel 1967, e in quasi cinquanta anni di lavoro intelligente, professionale, hanno messo su una casa capace di produrre sia in quantità che qualità, l’azione di bilanciamento più difficile di tutte nel mondo del vino. Ma gli oltre 190 ettari di vigneti sono più che sufficienti per le esigenze dei soci e il lavoro in sé è estremamente ben organizzato, con Sacchet incaricato della produzione e Zacheo supervisore alle vendite e al marketing. Si offre la gamma completa dei vini regionali, ma numericamente, il motivo di orgoglio del posto è Dogajolo, un ben fatto blend di Sangiovese e Cabernet, ormai un classico regionale, con le sue 600.000 bottiglie.

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Castiglion del Bosco

Montalcino ha un’estensione urbana davvero notevole, irregolarmente diffusa in gran parte del settore più meridionale della provincia di Siena, per prolungarsi fino al confine del fiume Orcia con la confinante provincia di Grosseto. Vi sorgono grandi proprietà ma Castiglion del Bosco con i suoi 1800 ettari è una delle più grandi e antiche del territorio, conosciuta con gli attuali confini da oltre 400 anni. La maggior parte della tenuta è costituita da fitti boschi dove ancora adesso trova rifugio una varietà di fauna locale; un’altra parte importante è destinata a seminativi biologici e prati e, oggi, ad un campo da golf, uno dei più belli ed esclusivi d’Europa e l’unico privato in Italia, mentre i vigneti si estendono per 62 bellissimi ettari. .

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Ciacci Piccolomini d’Aragona

La casa è orgogliosa di annoverare fra i suoi fondatori nomi eminenti, che fanno parte della storia della città di Montalcino e della provincia di Siena, come i Ciacci di Castelnuovo dell’Abate nella parte meridionale della cittadina. La linea dinastica della casa ebbe termine nel 1985, e da quel momento iniziò la vera storia viticola della proprietà, benché l’impulso definitivo sia stato dato dall’impegno dell’erede Giuseppe Bianchini, tanto da portare la tenuta in primissimo piano, grazie alla preminenza attribuita ad un accurato lavoro in vigna, che conferì ai vini una personalità distinta, di un livello qualitativo assolutamente eccezionale.

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Fornacina

La Fornacina fu fondata da Ruggero Bilorsi nel 1981, un periodo in cui i piccoli produttori in questa parte della Toscana non erano una presenza importante, infatti, ancor oggi, quasi tre decadi e mezzo dopo, la proprietà è costituita essenzialmente da 12.5 acri di vigneti, una cantina e una casa, con la terra intorno. All’epoca, il Brunello di Montalcino aveva appena cominciato a conquistare fama e prestigio, che oggi sono fatti accettati (ma non era affatto così 35 anni fa), eppure, anche in tempi del genere il fondatore si rese conto che il segreto del successo era riposto in una qualità continua nel tempo e in un’affidabilità costante e indiscutibile.

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Fossacolle

 

Montalcino, come gran parte della Toscana, una volta era costituita da proprietà possedute o da famiglie nobili con lunga storia sul territorio o da famiglie abbienti delle due città maggiori del centro della regione, Firenze e Siena. Gli anni postbellici, un periodo segnato da uno sconvolgimento sostanziale – davvero epocale – nelle relazioni sociali, economiche e proprietarie, che erano immutate da secoli, ebbero ripercussioni, per ovvie ragioni, anche su Montalcino: i proprietari precedenti, in molti casi o non attrezzati o non disposti a gestire in maniera moderna e razionale le loro aziende molto vaste, cominciarono a sbarazzarsi delle tenute, talvolta piccoli appezzamenti, talvolta terre di dimensioni importanti.

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Il Colle

 

Il Colle della famiglia Carli è tra le aziende della seconda generazione del Brunello avendo iniziato l’attività ai primi anni ’70 quando il notaio Alberto e sua moglie Ernesta Giannelli decisero di acquistare questa piccola ma bella proprietà in una delle zone più vocate alle porte di Montalcino. Già appartenente al vicino convento dell’Osservanza, la fattoria sviluppava inizialmente 11 ettari di superficie di cui solo 2 coltivati a vigneto. Solo più tardi, nel 1998, la famiglia Carli acquisterà altri terreni in località Podernuovo dei Campi, vicino all’abitato di Castelnuovo dell’Abate, dove impianterà altri vigneti, raggiungendo così la superficie complessiva vitata di circa 7,5 ettari iscritti a Brunello, a Rosso di Montalcino e a Sant’Antimo.

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La Gerla

E’ una delle aziende di Montalcino di seconda generazione, quelle che hanno contribuito a partire dagli anni ’80 a far conoscere il Brunello in Italia e all’estero. Una piccola-media realtà che ha saputo crearsi un proprio spazio e una propria immagine grazie anche alla felice accoppiata Sergio Rossi-Vittorio Fiore. Il primo, il proprietario dell’azienda, il secondo, il consulente enologo. Dopo la prematura scomparsa di Sergio Rossi nell’estate del 2011, oggi l’azienda è guidata dalla moglie Donatella Manforte Ferrario e dagli eredi, con il prezioso ausilio del direttore Alberto Passeri. La superficie complessiva dell’azienda è di 11,5 ettari (6,5 nella zona del Canalicchio e 5 a Castelnuovo dell’Abate). Dal 2004 tutti i vigneti sono in produzione (circa 550 hl di vino per un totale di 80mila bottiglie).

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La Rasina

Gran parte della discussione e dell’analisi su Montalcino e i suoi vini ruota attorno al ruolo davvero rilevante avuto dagli investitori, che hanno portato capitale fresco in questa parte della Toscana. E ciò è perfettamente naturale, considerando l’impressionante espansione della produzione che ha avuto luogo nell’ultimo mezzo secolo, passata da una manciata di etichette e 150 acri a vigna nel 1960 alle oltre 200 case e oltre 5000 acri di vigneti attuali. Definirlo boom sarebbe a un caso classico di minimizzazione. Tuttavia, vi è sempre stato uno zoccolo duro fatto di nomi e facce di gente del posto, che è stato altrettanto importante nella creazione della fama dei vini e delle denominazioni; ovviamente, le aziende vinicole che fondarono erano di solito piccole o, in rari casi di dimensioni medie, sia nell’estensione in acri sia nella produzione globale.

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Le Potazzine

Le Potazzine, un’ azienda familiare costituita da 5 ettari di vigneti iscritti a Brunello, un nome ispirato dal cuore della proprietaria Gigliola Giannetti, nonchè mamma delle Potazzine, si perché il nome deriva dalle cinciallegre, i più piccoli uccellini del bosco vivaci e colorati, vezzeggiativo usato dalla nonna materna per chiamare Viola e Sofia le figlie di Giuseppe e Gigliola. L’azienda situata a 507 metri sul livello del mare, è fra le più alte del territorio Montalcinese, nata nel 1993 e seguita da sempre sia nel profilo agronomico che enologico dal proprietario Giuseppe Gorelli, vanta di produrre vini molto tipici di spiccata eleganza. La filosofia di produzione segue ferree regole ormai attuate da anni, con delle rese per ettaro bassissime, coltivazioni amanuensi, fermentazioni di circa un mese, del tutto naturali, senza l’aggiunta di lieviti e temperature libere.
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Logonovo

Nulla potrebbe essere prova più convincente dell’eccellenza del terreno e del clima di Montalcino – l’unico posto in Toscana in cui il Sangiovese è sempre stato fermentato, affinato e imbottigliato interamente in proprio – della notevole espansione della superficie vitata nel mezzo secolo trascorso. Solo 150 acri a vigna esistevano entro i confini del comprensorio (che corrisponde ai limiti della denominazione medesima) alla fine degli anni ‘50 e tale valore era salito a circa 550 a metà degli anni ‘70, l’epoca in cui ebbe inizio una vera e propria espansione costante dei vigneti, fenomeno che non è cessato. Alla soglia del 2015, vi sono oggi 5500 acri a vigna attualmente in coltivazione e 200 singoli imbottigliatori di vino di Montalcino.
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Molino di Sant’Antimo

Carlo Vittori lavora da molti anni a Montalcino quale esperto e competente consulente per molte delle tenute vinicole della denominazione. Desiderando una propria Azienda, agli inizi degli anni ’80, acquista terra nell’eccellente parte sud-sud/ovest del comprensorio di Montalcino vicino alla cittadina di Castelnuovo dell’Abate. In tale iniziativa ottenne il naturale coinvolgimento dell’intera Famiglia Vittori nel partecipare all’investimento su quei terreni. Allo stesso tempo Carlo riceve dalla Famiglia Ciacci le rovine dell’antico Molino Arrighi vicino alla famosa Abbazia romanica di Sant’Antimo e fu cosa naturale che l’Azienda prendesse il nome di “ Molino di Sant’Antimo “ così come naturale è stato assumere il logo dell’Azienda e delle sue etichette mutando il sigillo lasciato all’Abbazia di Sant’Antimo dal Primo Vescovo Paolvs che percorrendo la via Francigena alle volte di Roma qui soggiornò.
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Palazzo

Montalcino, una volta posto alquanto isolato, quasi emarginato dal contesto del vino toscano (alla fine degli anni ‘50 vi erano appena 60 ettari a vite nella vasta superficie del comprensorio) è diventato non solo un centro attivo, commercialmente febbrile, particolarmente durante i mesi caldi dell’anno, ma anche un luogo cosmopolita. Infatti, oltre agli investitori provenienti da tutta Italia, se ne annoverano da tutte le parti del mondo (con i russi ultimi arrivati), qui per coltivare viti in questa area eccezionale per il vino rosso, e in più, molti degli attuali produttori hanno avuto molteplici esperienze professionali in varie parti del mondo. Esempio eccellente è la famiglia Loia, che coltiva circa 4 ettari di vigneti, coltivati seguendo i metodi dell’agricoltura integrata, nella parte orientale del comprensorio, nelle vicinanze di realtà ben note e importanti come Salvioni e Molinari.
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Pian delle Vigne

Brunello di Montalcino, a giudicare dai prezzi pagati sul mercato, è la più nota denominazione singola della Toscana, e potrebbe apparire alquanto sorprendente che Marchesi Antinori, la casa più famosa e prestigiosa della regione, abbia atteso fino alla metà degli anni ‘90 per acquistare terra a vigna e cominciare a produrre un Brunello di Montalcino con il proprio nome. Ma la casa conquistò la sua posizione di leadership nel corso degli anni grazie a una politica di gradualità, di crescita ed espansione passo dopo passo, con l’idea di agire solo quando si fossero presentate le giuste opportunità, quelle che offrivano la prospettiva di un adeguato ritorno degli investimenti, dove i vini non apportassero semplici aumenti di profitti bensì maggiori riconoscimento e reputazione.
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Poggio San Polo

San Polo ha sede nella zona che da ol- tre 100 anni rappresenta una delle perle dell’enologia italiana: Montalcino. Per la Tenuta, fondata nel 1990, nel 2007 inizia un nuovo corso, che si pone come obiettivo la massima valorizzazione delle potenzia- lita? dell’azienda, costituite in primo luogo dalla straordinaria ubicazioni dei vigneti e dalla struttura della cantina. La Tenuta si trova in localita? Podernovi, sul versante piu? storico del comune di Montalcino, che si affaccia sulla vallata di Sant’Antimo. I vi- gneti, collocati a 450 m di altitudine, sono caratterizzati da un microclima ventilato ed asciutto, con forti escursioni termiche diur- ne e stagionali. I suoli sono tendenzialmen- te poveri e aridi, ideali quindi per contenere la vigoria del Sangiovese.
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San Filippo

Non è sempre semplice fare vino di alta qualità, e per raggiungere risultati importanti occorrono normalmente pazienza, duro lavoro e, soprattutto, anni di applicazione e pratica: la vinificazione, dopo tutto, non è un processo industriale e la materia prima con cui operare – le uve – sono disponibili una volta, e solo una volta, l'anno. Non propriamente un procedimento produttivo in cui, con forza lavoro, laboratorio e capitale appropriati, gli esperimenti possono andare avanti, virtualmente, a un ritmo quotidiano. Tuttavia, vi sono eccezioni alla regola, come sempre, i famosi “apprendisti che imparano alla svelta”, in grado di acquisire in un breve periodo di tempo una conoscenza che altri faticano ad assorbire in anni.

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Tenuta Greppo Jacopo Biondi Santi

Non sono molte le zone di produzione nel mondo – virtualmente nessuna, a dire il vero – la cui vera e propria esistenza possa essere ascritta al lavoro, alla visione, alla tenacia, alla determinazione e ai talenti di un’unica famiglia. Ma questa è la storia del Brunello di Montalcino, creato dai Biondi Santi pressoché dal nulla – essendo questa parte della Toscana nota, per tradizione, per il suo Moscadello, un vino dolce da dessert – quale vino di potenza, intensità e struttura, idoneo per un lunghissimo periodo di affinamento, il più grande Sangiovese fra tutti, che, diversamente dai vari cugini o parenti più o meno lontani, non ha mai avuto bisogno di essere tagliato con altre uve. Maestoso, autorevole, nobile e distinto, questo è un Sangiovese completamente e inequivocabilmente autosufficiente.

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Tenute Silvio Nardi

Non è facile trovare a Montalcino case con molti decenni di attività alle spalle – buona parte dei nomi più famosi della zona sono presenti sui principali mercati d’Italia e del mondo da un periodo di tempo incredibilmente breve, in molti casi, poco più di una generazione. L’espansione della superficie vitata ebbe inizio negli anni ‘70, ma su scala abbastanza limitata, e fu solo con il boom degli anni ‘80 e ‘90 che la denominazione cominciò ad assumere le dimensioni attuali, e la moltiplicazione delle etichette e degli imbottigliatori raggiunse le proporzioni attuali solo nel nuovo millennio. Una delle eccezioni di primo piano è la grande azienda della famiglia Nardi, creata da una delle figure patriarcali di Montalcino, Silvio Nardi, agli inizi degli anni ‘50.

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Uccelliera

Andrea Cortonesi è universalmente riconosciuto come uno dei più capaci vignaioli di Montalcino e le sue varie interpretazioni del Sangiovese – Rosso di Montalcino, Brunello di Montalcino e Brunello di Montalcino Riserva – sono ricercate e vendute in tutto il globo, in ogni mercato in cui questo vino eccezionale è ricercato e consumato. Ma questa sorta di riconoscimento non gli è capitata facilmente, così potrebbe ben usare le parole di quel famoso attore di Hollywood che, davanti alle congratulazioni per la sua elevazione allo status di star, scoppiò a ridere, definendo la cosa “il mio effimero successo dopo decenni di fatiche”.

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