Barone Ricasoli

Ricasoli è indiscutibilmente un nome di cui tener conto in Toscana. La casata, nota anche come Ricasoli Firidolfi (discendenti di un certo “Ridolfo”, o Rudolfo, che arrivò nella regione nel 10° secolo), era una volta padrona assoluta di un’ampia fascia di territorio sul confine fra le repubbliche di Siena e Firenze, perpetuamente in guerra nel tardo Medioevo, per cui, all’inizio del Rinascimento; la famiglia possedeva una serie di castelli e fortezze, che dominavano Gaiole in Chainti (e non solo questo territorio).
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Brancaia

Castellina in Chianti, come la maggior parte dell’area tra Firenze e Siena, è sempre stata un posto molto accogliente , in particolare per i visitatori che vengono dall’estero, i quali si radunano nel posto per gustare i molteplici piaceri della campagna toscana; negli anni ’80 e ’90, durante i mesi caldi tra Pasqua ed Ottobre inoltrato era possibile vedere tante targhe tedesche e svizzere quante quelle di proprietà italiana, nei molti lucidi veicoli parcheggiati nelle strade di Castellina. Non c’è dubbio che Brigitte e Bruno Widmer, cittadini svizzeri, erano parcheggiati in una di quelle automobili, ma ciononostante videro un potenziale di sviluppo vitivinicolo molto importante in Castellina in Chianti, dove acquistarono la loro prima proprietà nel 1981.
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Candialle

Il termine “Conca d’Oro” (un nome che ovviamente richiama alla mente la Côte d’Or della Borgogna) di Panzano in Chianti entrò nell’uso corrente solo negli anni ‘90 quando una serie di vini eccellenti da produttori come Fontodi e La Massa scossero un pubblico sonnolento mettendolo di fronte al fatto che questa parte del Chianti Classico – la punta meridionale del comprensorio di Greve in Chianti – era la fonte di alcune delle uve, e relativi vini, di maggior pregio dell’intera denominazione. I consumatori meglio informati, tuttavia, ricordavano le notevoli proposte di Chianti Classico di Villa Cafaggio e Vignole risalenti addirittura alle annate iniziali degli anni ‘70, ad ulteriore conferma del potenziale altissimo di questa parte della zona di produzione del Chianti Classico.
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Carpineto

 

Giovanni Carlo Sacchet e Antonio Mario Zaccheo fondarono l’azienda, che è diventata una forza importante nel vino toscano, nel 1967, e in quasi cinquanta anni di lavoro intelligente, professionale, hanno messo su una casa capace di produrre sia in quantità che qualità, l’azione di bilanciamento più difficile di tutte nel mondo del vino. Ma gli oltre 190 ettari di vigneti sono più che sufficienti per le esigenze dei soci e il lavoro in sé è estremamente ben organizzato, con Sacchet incaricato della produzione e Zacheo supervisore alle vendite e al marketing. Si offre la gamma completa dei vini regionali, ma numericamente, il motivo di orgoglio del posto è Dogajolo, un ben fatto blend di Sangiovese e Cabernet, ormai un classico regionale, con le sue 600.000 bottiglie.

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Casa del Vento

Borgo Casa al Vento è una casa relativamente giovane nel Chianti Classico, almeno rispetto alle sue vicine, un certo numero delle quali produce vino in bottiglia da oltre un secolo e mezzo, fatto alquanto insolito nell’Italia del 19° secolo, dove l’urbanizzazione e una classe media agiata – normalmente le due condizioni indispensabili per la crescita di una cultura dell’apprezzamento del vino – erano tutt’altro che diffuse. Ma Giuseppe e Ria Gioffreda sono davvero parte del loro tempo, e la piccola azienda che hanno creato è una proprietà modello per ciò che riguarda la produzione e gli impianti e i servizi che offre.
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Castello di Albola

Gli italiani sono sempre stati sospettosi dei vini prodotti dalle grandi cantine – forse troppo legati al mito del piccolo contadino proprietario che sfoltisce la vigna manualmente, pigia le uve con i piedi e imbottiglia il vino a mano, associano la tecnologia alla standardizzazione, la tecnica a mancanza di personalità e ispirazione. Tutto questo, comunque, è ormai ben lontano dalla realtà della moderna vinificazione, ed è un fatto acclarato che molti dei vini più pregiati d’Italia – prodotti anche con vigne all’avanguardia e pratiche di cantina innovative – da decenni portano l’etichetta di case con una produzione davvero notevole. Fra queste, in anni recenti, deve essere annoverata Zonin, una delle più importanti di tutte riguardo alle quantità, ma ormai leader anche nella qualità: in Veneto (con l’Amarone), in Sicilia (al Feudo Pirncipi di Butera) e in Puglia (presso l’azienda Altemura).
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Castello di Cacchiano

Monti in Chianti fa parte – in realtà è una frazione – del territorio di Gaiole in Chianti, il luogo in cui nel 19° secolo, il moderno Chianti Classico assunse la sua forma definitiva. Questi sono i semplici fatti, parte della storia e non materia di disputa o contestazione. Ma i nudi fatti sono tutt’altro che la storia intera: Monti è indiscutibilmente una delle zone viticole guida del Chianti Classico, il posto dove l’area della denominazione, dopo essersi gradualmente elevata dai sobborghi di Firenze fino alle massime altitudini dei colli centrali, continua a discendere verso Siena e le calde pianure intorno alla città.
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Castello di Gabbiano

Il Castello di Gabbiano – un’azienda le cui origini risalgono addirittura all’12° secolo d.C. e che, nel tardo Medio Evo, apparteneva ai Bardi, banchieri dei sovrani di Inghilterra, nonché una delle famiglie più ricche e potenti di Firenze – è uno dei castelli più imponenti e meglio conservati dell’intera area fra Firenze e Siena. Produttore di vino di qualità sin dalla metà degli anni ‘80, quando apparteneva a un imprenditore Italiano, è ora di proprietà di uno dei più grandi e prestigiosi gruppi vitivinicoli Mondiali - l’ Australiano Treasury Wine Estatesmolto stimato e forza di primo piano su ogni ragguardevole mercato estero.
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Castello di Meleto

Nulla potrebbe meglio illustrare lo stato di costante conflitto che esisteva nella Toscana centrale nel tardo Medio Evo e inizio del Rinascimento che un’occhiata al Castello del Meleto. Queste mura massicce, con le loro merlature, le torri angolari, testimoniano di uno stato di guerra virtualmente perenne, interrotto solo occasionalmente da brevi periodi di tregua. Ciò, fortunatamente, ebbe termine nel 16° secolo e il possesso della proprietà – più fortezza che residenza all’epoca – fu consolidato dai Ricasoli, la famiglia dominante di Gaiole per quasi un millennio. L’attuale proprietà è in certo modo un’anomalia nel Chianti Classico. Infatti nel 1968, un imprenditore di Milano, Gianni Mazzocchi, lanciò una pubblica sottoscrizione per acquistare il castello e la terra circostante, le vigne e gli uliveti, una serie di fattorie, e la vicina chiesa con convento di Santa Maria a Spaltenna.
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Castello Vicchiomaggio

Breve storia di una passione di famiglia. 1921: Federico Matta, originario di Asti inizia ad importare vino a Londra e dopo 30 anni diventa la No.1 in GB per vini Italiani. 1964: Castello Vicchiomaggio viene acquistato dalla famiglia Matta, una proprietà di 150 Ha. nel Chianti Classico, con 32 Ha. di vigneto. 1970: Dopa aver frequentato la scuola di Viticoltura ed Enologia di Alba (Piemonte), John Matta, (figlio di Federico) inizia la propria carriera a Vicchiomaggio. 1990: Inizia un’importante programma di rinnovamento dei vigneti. Un sesto d’impianto di 5,600 viti/Ha. assicurerà basse rese e grande qualità.
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Castelvecchio

San Casciano Val di Pesa, una quindicina di minuti di macchina da Firenze, è un paese con doppia personalità. La parte orientale del suo territorio, quella che si trova di fronte alla valle del fiume Greve, si situa entro i confini della denominazione del Chianti Classico, mentre la parte occidentale è rivolta verso la valle del fiume Pesa nel Chianti Colli Fiorentini. Sarebbe facile pensare che i pendii collinari che seguono il corso del fiume Greve siano fonte di vini di qualche potenza e intensità ma, in realtà, non è questo il caso: qui il Chianti è un vino normalmente morbido e fragrante, del tipo in grado, senza dubbio, di durare un certo numero di anni ma più di raffinatezza e fragranza che di carnosità.
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Cinciano

Il territorio fra Firenze e Siena – in termini viticoli, Chianti Classico – è una serie di meraviglie: per la bellezza del paesaggio e oltre, pendii collinari ondulati adorni di vigneti, cipressi e uliveti, vi sono i castelli, i villaggi, le pievi e i conventi, tutti segni di una civiltà che, alla naturale bellezza dell’area, ha aggiunto altre bellezze, ovvero l’opera dell’uomo. L’azienda Cinciano, situata su un pendio collinare esposto a sudovest che domina la sottostante valle del fiume Elsa, è un microcosmo di tutta la zona. Oltre ottanta acri di di vigneti sono, assieme agli uliveti, il fulcro dell’attività produttiva della casa, ma i tanti edifici impressionanti testimoniano di un passato vario e davvero interessante.
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Collazzi

Non è da tutti avere, come principale edificio dell’azienda vinicola, una villa derivata da un progetto di Michelangelo Buonarroti, ma Bona e Carlo Marchi, entrambi impegnati nel vino da una vita, hanno goduto di questo speciale privilegio. La villa, Collazzi, è appollaiata in cima a una collina che domina su un altro monumento di primo piano dell’architettura toscana, la Certosa del Galluzzo, situata appena fuori la città di Firenze e arricchita dagli splendidi affreschi di Jacopo Carucci da Pontormo. L’edificio fu acquistato negli anni ‘30 dalla famiglia Marchi e restaurato con ogni amorevole cura per i dettagli e senza badare a spese; la bellezza del posto e della villa avrebbero scoraggiato qualunque tendenza meschina a risparmiare qualche soldo.
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Droandi

Mannucci Droandi (oggi di proprietà della Società Agricola Nuova Agricoltura S.r.l.) è un marchio diventato famoso per i conoscitori del vino toscano di pregio piuttosto di recente, ma le famiglie che lo hanno a suo tempo creato hanno potuto vantare un lungo coinvolgimento nel vino della re- gione, sia a Carmignano che nel Val d’Arno di Sopra dove, tra gli altri, nel 19° secolo, Lorenzo Droandi, amministratore della proprietà, diede all’azienda il Borro, oggi proprietà di Ferragamo, la sistemazione attuale. I tenimenti odierni consistono, essenzial- mente, di due blocchi separati: il primo, è la fattoria Cam- polucci, acquistata nel 1929, situata sui pendii occidentali delle colline del Chianti intorno ai 250 metri sul livello del mare. Più di recente, è stato aggiunto un altro blocco, Ceppeto, questa volta una proprietà entro i confini della denominazione Chianti Classico, situata ad oltre 300 metri sul livello del mare, sotto il castello di Starda.
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Felsina

Le cronache convenzionali sul Chianti Classico lo descrivono – correttamente – come un territorio fra le città rivali di Firenze e Siena e luogo, nel tardo Medio Evo, di una feroce lotta per determinare chi dovesse dominare. Vero fino a un certo punto, poiché tutti i fattori in campo erano contro Siena, città notevolmente più piccola e meno ricca. A parte occasionali trionfi, fra tutti la battaglia di Montaperti nel 1260, quando il corso d’acqua dell’Arbia fu, come racconta Dante, “tinto di rosso” dal sangue dei combattenti fiorentini, finì che il Chianti Classico entrò a far parte dello stato fiorentino e la città di Siena fu addirittura conquistata da Firenze nel 1560. E’ bene tenere a mente tutto ciò, poiché il Chianti Classico è spesso diviso in una parte “fiorentina” e una “senese”, benché questo sia spesso basato su nient’altro che sulle divisioni amministrative attuali, secondo quanto stabilito dal governo di Roma.
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Fonterutoli

Fonterutoli è la maggiore – e anche la più storica – proprietà dei marchesi Mazzei, una famiglia impegnata nel vino toscano sin dagli inizi del 15° secolo. Negli archivi della città di Prato, infatti, esiste un’intensa corrispondenza fra Ser Lapo Mazzei, il progenitore della linea e Francesco Datini, il cosiddetto “mercante di Prato”, i cui saggi forniscono una visione affascinante della vita del primo Rinascimento a Firenze e dintorni. E il vino è un argomento menzionato di frequente. Fonterutoli, un borgo sorprendentemente ben conservato a sud di Castellina in Chianti, appartiene ai Mazzei sin dall’anno 1435 e, accanto al nome del borgo, è regolarmente apparso, nel corso dei secoli, il nome di Siepi, un altro importante blocco di vigneti – e di alta qualità – situato sui pendii che degradano graziosamente dal paese di Castellina verso la piana sottostante.
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Isole e Olena

Paolo De Marchi, con la sua Isole e Olena, può essere giustamente considerato tra i principali promotori della rinascita del vino toscano, sia attraverso il miglioramento qualitativo del Chianti Classico che per aver innovato con l’introduzione sul mercato di uno dei primi veri e validi supertuscans. L’azienda appartiene sin dalla fondazione, avvenuta nel 1956, alla famiglia De Marchi, dalle origini radicate nella viticoltura nell’Alto Piemonte. La missione è stata sempre quella della qualità e della personalità dei vini prodotti come espressione delle peculiarità ed unicità del territorio. Al fine di produrre il miglior Sangiovese possibile, elegante, fine e complesso si stanno reimpiantando i vigneti nelle zone più vocate. La vinificazione viene effettuata solo da uve proprie nella cantina a Isole.
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La Casa di Bricciano

Armato di grande passione per il buon vino e l’esperienza nel campo dei buonissimi vini Sudafricani, Peter De Pentheny O’Kelly ha acquistato nel 1990 l’azienda “La Casa di Bricciano” ormai abbandonata da anni, in una zona del Chianti Classico dove vitigni e oliveti esistevano già fin dalla seconda metà del XVI secolo, come confermano antichi documenti. Nel regno incontrastato del Sangiovese ha raccolto la sfida di piantare anche vitigni di Cabernet Sauvignon e Merlot, per giunta ad un’altitudine di 550 s.l.m., ritenuta da sempre al limite per la coltivazione di uve di buona qualità. Insieme alla moglie Paola ha iniziato quest’avventura che col passare degli anni si è rivelata vincente anche dal punto di vista dell’altitudine, visto il progressivo aumento delle temperature.
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La Castellina

La “Fattoria La Castellina” prende origine dagli antichi possedimenti della famiglia Squarcialupi, che si estendevano intorno all’antico borgo medievale di Castellina in Chianti. Oggi è proprietà della famiglia Bojola –Targioni, che con grande impegno e passione ha trasformato la realtà enologica dell’azienda, introducendo tecniche innovative nel rispetto delle tradizioni chiantigiane. In particolare l’artefice del cambiamento è Tommaso Bojola, agronomo abilitato e direttore operativo dell’azienda La Castellina.
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Le Corti

San Casciano Val di Pesa ne ha fatta di strada dagli anni ‘70 e ‘80 quando era considerato fondamentalmente comprensorio dallo stile di vino Chianti Classico leggero, di facile beva, adatto, nella grande maggioranza dei casi, a piatti semplici – un piatto di spaghetti o il tradizionale spuntino italiano di pane e salame – e certamente non un vino da chiudere in cantina ad affinare per un certo periodo di tempo. Uno dei produttori che ha indubbiamente fatto di più per cambiare questa opinione distorta – e ampiamente imprecisa – è stato Villa Le Corti dei principi Corsini, una nobile famiglia con uno splendido palazzo barocco proprio al centro di Firenze e una collezione d’arte che farebbe invidia a più di un Mecenate.
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Le Fonti

Il Chianti Classico è un territorio alquanto esteso, che copre una parte rilevante dell’area fra Firenze e Siena nei suoi 70 mila ettari totali di terra, settemila dei quali sono a vigna. La zona inizia solo a breve distanza dalla città di Firenze e arriva virtualmente alle porte di Siena e, nel mezzo, oltre alle viti, vi sono pascoli e uliveti, boschi e foreste, pendii collinari e fondovalle, ruscelli, corsi d’acqua e fiumi. Solo un certo numero dei nove comprensori in cui si può produrre il vino Chianti Classico ricade completamente nei confini della denominazione, essenzialmente i quattro centrali: Greve in Chianti, Radda in Chianti, Castellina in Chianti e Gaiole in Chianti. Gli altri, dove si possono produrre vari altri tipi di Chianti – ma non il Classico – hanno un piede dentro e l’altro fuori dal nucleo storico che diede nome al vino.
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