Felsina

Le cronache convenzionali sul Chianti Classico lo descrivono – correttamente – come un territorio fra le città rivali di Firenze e Siena e luogo, nel tardo Medio Evo, di una feroce lotta per determinare chi dovesse dominare. Vero fino a un certo punto, poiché tutti i fattori in campo erano contro Siena, città notevolmente più piccola e meno ricca. A parte occasionali trionfi, fra tutti la battaglia di Montaperti nel 1260, quando il corso d’acqua dell’Arbia fu, come racconta Dante, “tinto di rosso” dal sangue dei combattenti fiorentini, finì che il Chianti Classico entrò a far parte dello stato fiorentino e la città di Siena fu addirittura conquistata da Firenze nel 1560. E’ bene tenere a mente tutto ciò, poiché il Chianti Classico è spesso diviso in una parte “fiorentina” e una “senese”, benché questo sia spesso basato su nient’altro che sulle divisioni amministrative attuali, secondo quanto stabilito dal governo di Roma.
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Petroio

Querciagrossa, la frazione di Castelnuovo Berardenga dove si trova la Fattoria di Petroio, è al bordo estremo meridionale della denominazione Chianti Classico; ancora qualche passo e si entra nel territorio di Siena e i vini non solo assumono un carattere diverso ma, soprattutto, devono essere immessi sul mercato con un nome completamente differente. Qui le altitudini sono relativamente basse, la luminescenza e l’irraggiamento solare sono alti, le temperature sono calde e le uve non hanno alcun problema a maturare pienamente e completamente. Il risultato è uno stile generoso e ampio di Chianti Classico, facilmente distinguibile, per così dire, dal tipo di vino più austero e profumato prodotto presso aziende di posizione più elevata di Castellina, Gaiole e Radda.
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Poggio Bonelli

Poggio Bonelli è una delle aziende che ha dato visibilità e lustro al comprensorio di Caselnuovo Beradenga e ai suoi vini negli ultimi tre decenni. Non è particolarmente difficile individuarne le ragioni. Il Chianti Classico raggiunge le altitudini picco – spesso oltre 550 metri sopra il livello del mare proprio al suo centro – a Castellina, Radda e Gaiole, e quindi comincia a calare verso la città di Siena e le sue piane circostanti. A Castelnuovo Berardengaa le altitudini sono più moderate, raramente oltre i 350 metri, con esposizioni a meridione, calde, soleggiate e toccate dalle brezze balsamiche che si spostano verso nord dalla Maremma e dal mare Mediterraneo, senza trovare ostacoli sulla loro strada, e i suoli – una mistura di molti tipi, dall’argilla calcarea e dal calcare roccioso al travertino e all’arenaria, sono davvero molto idonei alla viticoltura di qualità.
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Tolaini

La vita e la carriera di Pierluigi Tolaini, creatore e proprietario dell’azienda che porta il suo nome nella parte meridionale della denominazione Chianti Classico, è la prova vivente dell’inaffidabilità del titolo del famoso romanzo dello scrittore americano Thomas Wolfe, “Non si può tornare a casa”. Tolaini, in realtà, in una vita avventurosa che iniziò nell’area della Garfagnana a nordovest della Toscana e da lì nel Canada occidentale, da cui, dopo un enorme successo come fondtatore proprietario di un’importante ditta di trasporti (che è una delle più grandi che trasportano carne fresca nel continente noramericano) è proprio tornato a casa. La ragione è alquanto semplice: ad un certo punto nella vita di un uomo, comunque, anche quello che ha avuto il massimo successo, l’emozione nota come nostalgia può facilmente cominciare a giocare un ruolo importante e Tolaini, cresciuto in un’area che era – ed è tuttora – tranquilla e bucolica, non fa eccezione.
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